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Considerazioni su letteratura e immaginario

Gesualdo Bufalino

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In un saggio del 1964 (Opera Aperta, Bompiani) Umberto Eco metteva a punto una definizione di apertura dell’opera d’arte come concetto sulle possibilità interpretative dell’opera d’arte e sui processi di cooperazione interattiva che si possono instaurare tra l’opera d’arte e il suo fruitore. Egli scrive:

“L’opera d’arte, in quanto strutturazione di forme, ha modi propri di parlare sul mondo e sull’uomo; può accadere che un’opera d’arte faccia affermazioni sul mondo attraverso il proprio argomento ma di diritto, anzitutto, l’arte fa affermazioni sul mondo attraverso il modo in cui un’opera si struttura; […] Il primo discorso che un’opera fa lo fa attraverso il modo in cui è fatta.[…] L’opera d’arte è un messaggio fondamentalmente ambiguo, una pluralità di significati che convivono in un solo significante.”

Eco ci dice in sostanza che le possibilità di un’opera d’arte di esprimere il proprio messaggio sono tante quante i suoi possibili fruitori. E quanto più un’opera d’arte è riuscita, tanto più essa si presterà a una pluralità di letture (e riletture) che non saranno mai esaustive e che di cui il fruitore non sarà mai sazio.

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